Stralcio dell’intervista al fotografo Ragnar Axelsson tratta dal catalogo della mostra Ragnar Axelsson – Immenso e fragile. Un racconto dal nord.
Il freddo è come un magnete. E la luce è tutto.
D: Ma quali sono le difficoltà tecniche causate da temperature così rigide?
Il rischio più grosso è quello di spaccare la pellicola. Bisogna stare molto attenti a girare lentamente il rullino perché potrebbe rompersi a causa del gelo. A me è capitato qualche volta e quindi poi l’operazione di recupero delle immagini già scattate è stata davvero complicata. L’altro problema è portare le macchine fotografiche all’interno della propria tenda calda perché il calore fa sì che si appannino le lenti, rendendole inutilizzabili per ore ed ore. In generale però il momento più “doloroso” è quello del cambio di rullino: a volte le punte delle mie dita si congelano a tal punto che quando rientro in un ambiente caldo mi fanno un gran male. Non ultimo bisogna pensare che in quei posti si lavora vestiti come degli astronauti e quindi ci si muove con difficoltà, per non parlare poi del vento gelido che ti riempie gli occhi di lacrime rendendo spesso difficile la visione…
D: È durissima…
Il freddo è come un magnete che ti attrae. Impari a conviverci. Impari a scaldarti la tenda, a metterti i vestiti più adatti, impari a sopravvivere. Il mondo glaciale è bellissimo e quando sei nella natura selvaggia di un oceano congelato e di notte guardi le stelle ti senti l’uomo più ricco dell’universo. Scattare le foto è dura, effettivamente, ma quando ci riesci puoi avere dei risultati straordinari. E poi l’unico suono che senti è il silenzio: un silenzio diverso, unico. E quando il vento soffia e il ghiaccio scricchiola ti rendi conto di quanto tu sia piccolo sulla terra e pensi in modo diverso anche alla tua vita.
D: L’immensità di quegli spazi cambia la percezione della tua esistenza?
L’immensità dell’artico ti toglie il fiato: è pericoloso e fragile allo stesso tempo. E non posso fare a meno di pensare che adesso potremmo essere vicini al punto di non ritorno per quanto riguarda lo scioglimento dei ghiacci. È già capitato migliaia di anni fa, ma non certo con questa velocità. È un avvertimento che tutti gli individui dovrebbero ascoltare e che tutti i leader economico-politici dovrebbero affrontare con decisione.
D: Un mondo freddo, immenso e fragile… e con una luce incredibile, no?
All’inizio non potevo credere all’esposimetro: sembrava impazzito, tutto era così luminoso. Una luce fortissima, ma mi piaceva e ho imparato a gestirla. La luce poi cambia rapidamente, passando dalla luminosità massima del giorno alle luci del crepuscolo o magari ai contrasti esagerati di quando arrivano le nuvole scure. Comunque quando ti svegli in un posto ed esci dalla tua tenda in mezzo al nulla, tra ghiaccio e neve, la luce è tutto, è un incanto.

Gudjon Thorsteinsson (agricoltore di Gardakot, a Mýrdalur, nell’Islanda meridionale), vera e propria stella, e simbolo, delle foto di Axelsson del 1995 in Islanda.